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Dopo una prima fase riservata alle aziende proprietarie di un marchio, da oggi è aperta a chiunque l’iscrizione ai nuovi domini Internet .mobi. Voluti da un consorzio di big dell’industria delle telecomunicazioni e della telefonia (tra cui Vodafone, 3 e Tim), i nuovi indirizzi saranno riservati a quei siti a cui si potrà accedere tramite cellulare e computer palmare Dopo una prima fase riservata alle aziende proprietarie di un marchio, da oggi è aperta a chiunque l’iscrizione ai nuovi domini Internet .mobi. Voluti da un consorzio di big dell’industria delle telecomunicazioni e della telefonia (tra cui Vodafone, 3 e Tim), i nuovi indirizzi saranno riservati a quei siti a cui si potrà accedere tramite cellulare e computer palmare.
Secondo la Mobile Top Level Domain (l’associazione che gestisce la distribuzione dei domini) sono già 13,000 le aziende che hanno approfittato del primo spicchio di registrazione, prenotando il loro indirizzo. Altri 90,000 dovrebbero essere distribuiti nei primi giorni di asta aperta al pubblico, mentre alla conclusione della campagna di registrazione si prevedono circa 200,000 nuovi indirizzi.
Il prezzo non è esoso. Per ogni dominio la registrazione costa una ventina di euro per due anni, qualcosina in più rispetto ai domini .eu, messi in vendita lo scorso inverno e protagonisti di una vera e propria caccia all’indirizzo (nei primi quindici minuti di asta, il gettonatissimo “sex.eu” raccolse più di 40,000 richieste).
Con la diffusione del dominio .mobi, le aziende telefoniche sperano di rilanciare un settore che per ora ha riservato parecchie delusioni. Secondo una stima riporta da BBC News, solo un utente su dieci usa il suo telefonino per navigare in Internet. Un percentuale minuscola per un mercato potenzialmente enorme. Nel mondo, i possessori di un’utenza di telefonia mobile sono quattro volte quelli di un normale abbonamento Internet domestico. Basterebbe che anche solo metà di loro iniziasse a navigare in Rete tramite cellulare per registrare una radicale impennata dei volumi del settore.
Tra le cause più citate nel lento decollo del Web su telefonino, c’è la mancanza di siti che garantiscano all’utente wireless le stesse funzionalità offerte al navigatore tradizionale. Una lacuna particolarmente evidente nei primi anni di Wap, quando la navigazione sui microschermi dei cellulari si è rivelata quasi sempre problematica, priva di appeal multimediale e relativamente costosa.
Da questo punto di vista, si è cercato di correre ai ripari. I responsabili della MTLD hanno garantito che i nuovi siti .mobi saranno obbligati a rispondere a determinati standard tecnologici, per permettere una fruizione ottimale su telefonino. La prima regola sarà l’acquisizione del linguaggio XHtmlMP (eXtended HTML Mobile Profile), una versione dell’HTML compatibile con la maggior parte dei modelli più recenti di smartphone e palmare.
Una mossa che potrebbe però non essere sufficiente. “E’ un bene che siano state predisposte delle regole comuni per l’esperienza mobile”, ha dichiarato a BBC News Thomas Husson, analista dell’istituto di ricerca Jupiter. “Ma per creare una vera esperienza mobile a banda larga, bisogna riuscire anche ad offrire una rete ad alta velocità, proprio quella che al momento non è ancora disponibile al consumatore”. Husson cita come esempio la HSDPA (High Speed Downlink Sacket Access), il protocollo conosciuto anche come 3.5G, che in futuro dovrebbe aumentare di cinque volte la velocità delle attuali reti 3G.
Carenze infrastrutturali a parte, c’è un altro nuvolone che minaccia di nascondere il sole sul mondo dei domini .mobi. E’ la presenza annunciata dei cybersquatter, che cercheranno di registrare indirizzi conosciuti per poi rivenderli a prezzo rialzato. Per ridurre il problema è stata studiata la fase di preiscrizione riservata alle aziende, una finestra utilizzata anche da società non troppo convinte sull’effettiva utilità dei nuovi domini. Come il provider americano Verizon, che ha dichiarato ufficialmente il proprio scetticismo nei confronti dell'intera operazione, ma ha comunque prenotato l’indirizzo verizon.mobi per evitare che qualcun altro lo registrasse per sfruttarne economicamente il nome.
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