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ASCA) - Roma, 16 lug - Sui casi di cellulari intestati ad insaputa degli interessati, interviene il Garante della Privacy con un severo monito agli operatori e riconoscendo il diritto dei danneggiati di conoscere come e' avvenuto l'illecito anche presso il rivenditore. L'autorita' e' intervenuta perche' una persona si e' ritrovata intestataria di 127 schede telefoniche per apparecchi cellulari senza che l'interessato ne avesse fatto alcuna richiesta e ne fosse informato. La gravita' e' emersa anche dal fatto che una di queste schede e' stata oggetto di delicate indagini penali per omicidio nelle quali l'interessato e' stato quindi coinvolto. La societa' aveva persino negato all'interessato l'accesso ai dati che lo riguardano, e per giunta continuava a mandargli pubblicita' per schede mai volontariamente attivate. E' stata quindi riconosciuta la grave violazione dei diritti dell'interessato, al quale e' stato anche garantito di accedere - contrariamente all'indebito rifiuto dapprima opposto al medesimo interessato - ai dati che riguardavano il numero delle utenze, la data della loro attivazione e le fonte dei dati. Questi principi, ribaditi dal nuovo Codice entrato in vigore lo scorso 1* gennaio, sono stati fatti rispettare grazie all'intervento dell'Autorita' garante che ha accolto il ricorso di un utente contro un gestore telefonico. Non e' la prima volta che cittadini ignari si rivolgono al Garante scoprendo di essere intestatari di numerose carte telefoniche da loro mai attivate, a volte usate addirittura per compiere truffe o altri reati, con ovvie conseguenze per gli intestatari almeno nella prima fase delle indagini. E' stato ritenuto, quindi, illegittimo il rifiuto delle societa' di consentire agli interessati, in favore dei quali si era magari soltanto bloccato l'uso delle carte, di accedere ai dati personali detenuti dalle societa' stesse e di venire a conoscenza come e dove le schede erano state intestate.
Fonte: ASCA
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